venerdì 5 ottobre 2012

Settembre 2009, il mio primo Egitto.



Il caldo mi ha investito come un’onda appena uscito fuori dall’aeroporto, dopo tre ore e mezza di volo e mezza giornata di viaggio già in archivio dalle quattro e mezza del mattino, mi sentivo stanco e assonnato. Una ressa incredibile di persone che mi venivano incontro, alcuni senza motivo altri per offrirmi un viaggio in taxi o sigarette. Il mio primo Egitto è stato così, scomodo e infastidito. I miei colleghi li avevo incontrati al controllo del passaporto, non conoscevo nessuno e nessuno conosceva me, più tardi ho scoperto che avevano pensato fossi un imboscato che voleva risparmiarsi un po’ di fila. Una certa diffidenza iniziale si è dissolta quando abbiamo cominciato a scambiarci delle frasi, del tipo “Vieni a bordo con noi?”, “ E’ la prima volta che vieni qui?”, persone comunque a prima vista gentili. Gli uomini dell’agenzia ci hanno accompagnato a piedi ai piccoli pulmini che ci avrebbero condotto a Port Said, sponda occidentale (ma solo geograficamente) del Canale di Suez, dove saremmo imbarcati sulla nave da survey OTS Yeoman, dopo due ore e mezza di autostrada. Lasciammo Il Cairo dopo aver atteso che tutti salissero in macchina e ci avviammo verso la nostra destinazione. Era il 15 settembre 2009, pieno Ramadan e per la strada era possibile vedere gente che si fermava nelle piazzole di sosta per pregare mentre il nostro autista continuava a sfrecciare tra i camion, le motociclette, le macchine e i pedoni. Si, la gente a piedi attraversava incauta l’autostrada come si vede spesso nei cartoni animati, schivando i mezzi che sfrecciavano incuranti di possibili assassinii. Un paesaggio brullo, quasi desertico, niente piante, niente verde, anche se a sprazzi affioravano come dal nulla gruppi di case e palme; era molto caratteristico vedere delle sorta di stazioni di servizio, anche se definirle tali era un modo gentile per non chiamarle in altri modi meno piacevoli: ammassati su scaffali fatiscenti c’erano taniche di olio per motore, copertoni e altre scatole colorate, per poi vedere pochi metri più in la cartelloni della Coca Cola e frigoriferi con bevande di vario genere. Tutto questo quasi lo intuivo, la velocità del nostro pulmino era sostenuta e più di una volta gli occupanti avevano chiesto al “pilota” di rallentare. Dopo il tramonto, in uno dei tanti check-point che abbiamo attraversato, come al giro d’Italia, un uomo si accostò al nostro mezzo e porse al guidatore una busta, questo riprendendo la marcia, la aprì e tirò fuori una bottiglia d’acqua, degli snack e qualche panino, che mangiò con grande goduria: nel periodo del Ramadan i musulmani non possono ne bere ne mangiare dall’alba al tramonto, quindi quello che avevo visto era una specie di “servizio pubblico” che permetteva a chi lavorava sulla strada, lontano da casa, di potersi rifocillare dopo una giornata di digiuno. Arrivammo a Port Said in serata inoltrata, era buio e tutti eravamo piuttosto stanchi. Ma il primo passaggio obbligato era quello di presentarsi all’ufficio immigrazione per il timbro del passaporto e il controllo dei visti: un casermone presidiato dalla polizia locale dove sembrava ti guardassero tutti in modo sospettoso. Un graduato seduto dietro una scrivania al piano superiore ci fece sfilare ad uno ad uno, abbassando il capo quasi a voler dire “va bene, per questa volta puoi andare” e dopo una mezzora ci ritrovammo di nuovo nel pulmino che ci portò al Resta, un Hotel frequentato solitamente dai lavoratori stranieri che in tanti arrivano da queste parti. Ci sedemmo per la cena e aspettammo pazientemente che ci portassero le nostre ordinazioni; dopo un’ora e mezza arrivò il mio filetto alla griglia con patatine, pieno di spezie e aromi che nei giorni successivi avrei imparato a sopportare praticamente su tutto il cibo disponibile. Intanto cominciai ad avere un po’ di confidenza con i miei colleghi, facendo domande sul lavoro ma soprattutto sul posto in cui ci trovavamo, curioso come sono di natura e specialmente quando vado incontro ad una nuova civiltà: commenti divergenti, opinioni forse troppo dure, ma che cercavano di darmi un quadro quanto più realistico della situazione. Dopo le due di notte ci trovammo ad aspettare una barca che ci avrebbe portato sullo Yeoman, ormeggiato al molo principale ma un paio di chilometri più avanti. La prima impressione di questa vecchia nave da survey non fu delle migliori, confermava l’idea che mi ero fatto guardando la foto su internet: piuttosto piccola, vecchia e un po’ trasandata. Fatti i saluti di circostanza, mi informai sull’orario di lavoro per l’indomani e andai a letto, stanco e provato dal viaggio.
Il giorno dopo cominciò alle sette, colazione all’inglese (la mia preferita) e verso le otto la spartizione dei compiti, cercando il più possibile di farmi trovare disponibile e pronto, cosa che credo di non aver disatteso. Tralasciando di descrivere il lavoro svolto, passo a raccontarvi le sensazioni che ho raccolto guardandomi attorno mentre sostavo a fumare una sigaretta: tutto intorno era pieno di containers e capannoni, vicino al nostro ormeggio c’era il punto d’attracco delle navi che portavano il grano, una di queste era collegata al sistema di scarico che poi convogliava il cereale direttamente in dei silos. A questi ultimi erano state installate delle canalette che scaricavano il grano direttamente in dei camion che, in fila, passavano sotto, comandati dalle urla di operai che stabilivano quando la quantità di grano caricato era quella giusta per passare al successivo automezzo. La cosa che mi colpì fu che tutto quello che cadeva a terra, veniva successivamente raccolto da delle ruspe che lo rimettevano dentro al sistema: come dire, niente va sprecato, contravvenendo alle più elementari regole igieniche. Potevo solo immaginare la grandezza dei topi che sicuramente vivevano in quella struttura, ad avvistarli li si sarebbe scambiati per gatti o cani! Dall’altra parte del canale si stagliava grande e maestosa la grande moschea di Port Fuad, con i due giganteschi minareti ai lati, dominava il panorama ammirato da questa parte del porto. Immaginavo tutti gli uomini che ci andavano a pregare, specie in questo periodo sacro per gli islamici, con i loro canti simili a litanie, incomprensibili per noi occidentali, chinati sui loto tappeti e con le loro regole ferree da seguire. Più avanti, nella mia esperienza egiziana, avrei trovato modo di approfondire l’argomento con le persone locali che lavoravano sulla nave.
L'occasione che aspettavo arrivò qualche giorno dopo, quando decidetti di uscire da solo, per le vie della città, immerso in tutto quello che non mi era mai appertenuto. Camminai per tutto il pomeriggio, fra le strade incrociate di Port Said, fra odore di piscio dei cani e quello delle spezie della via del mercato, mi sedetti ad un bar e ordinai un the. L'oste era diffidente, in un primo momento titubante, ma poco dopo invece si dimostrò socievole, anche se non capivamo un sola parola l'uno dell'altro, a gesti mi feci portare una sciscià, un arghilè, per fumare del tabacco aromatizzato, gustai il mio the e mi sentii parte di tutto quello che prima non mi apparteneva. Tornai sulla nave a sera tarda, cammminando per i moli del porto scansando cumuli di immondizia e cani randagi, ma ero felice, felice di aver raccolto un pezzo di civiltà che prima non mi apparteneva.  

Port Said, Settembre 2009

Ora tocca a voi.


Ho preso la decisione di rassegnare le dimissioni da assessore comunale dopo una profonda riflessione, tutta personale, che mi ha portato alla convinzione che nella vita ci sono momenti in cui si è chiamati a fare gli uomini responsabili:  la mia famiglia ha bisogno di me, più di quanto ne abbia bisogno la politica. 
In 5  anni prima e in 5 mesi adesso, ho dato tutto me stesso alla città, sacrificando alla vita pubblica la vita privata, giorno e notte. Ho rifiutato diversi progetti e ho detto diversi no alla società per cui lavoro per non alimentare le polemiche che di volta in volta si sono innescate con la mia assenza. Facendo questo ho privato la mia famiglia del sostegno che un marito e un padre devono dare e francamente, con tutto il rispetto, non è cosa buona e giusta. Il mio lavoro mi impegna all’estero per diversi mesi l’anno e l’impegno politico non è conciliabile con tale assenza, poiché il mio partito deve poter essere rappresentato quotidianamente nelle scelte amministrative, fosse anche per indirizzarle su posizioni diverse, quando lo riteniamo necessario. In 5 mesi da assessore ho portato avanti decine di iniziative e progetti, ho sostenuto il nostro sindaco lealmente, ho dissotterrato dall’oblio questioni importanti come il PRG, il porto, l’ex stabilimento Giuffrida, sono stato in prima linea con coloro i quali hanno detto basta al sistema malato della gestione dei rifiuti, ho lavorato per il riordino della macchina amministrativa, ho realizzato insieme a Sudano un’estate pozzallese ricca con i soldi che normalmente altri spendevano in due  serate, insomma, ho messo tutto me stesso al servizio della comunità, cercando sempre la legalità e il senso del dovere. Ora, questo stesso senso del dovere mi impone di cambiare la mia vita e dedicarla al futuro dei miei figli, libero di essere me stesso sempre, referente solo della mia famiglia e dei miei ideali. Assieme alle dimissioni da assessore, rassegnerò  anche quelle di segretario cittadino di Sinistra Ecologia Libertà, perché anche il partito ha bisogno di un segretario presente e ora i compagni sono tanti, la sezione è viva e può esprimere diverse figure capaci di questo impegno. 
Concludo ringraziando Luigi Ammatuna per la fiducia che mi ha concesso, la Giunta, augurando a tutti un buon lavoro e gli uffici con i quali ho lavorato in questi mesi, con l’auspicio di un rinnovato e continuo impegno verso il cambiamento.
Infine, un sentito grazie ai miei compagni di partito, un gruppo meraviglioso che crescerà ancora e contribuirà al progresso della nostra città negli anni a venire, orgoglioso di averli sostenuti in questi anni, sin  da quando eravamo in pochissimi, in una sezione deserta, contribuendo alla crescita del partito giorno dopo giorno, fino alla situazione attuale che ci vede protagonisti della vita amministrativa di Pozzallo e in prima linea in provincia con Ennio Ammatuna candidato alle regionali.

domenica 1 luglio 2012

Diario di viaggio: Luanda, gennaio 2008


Da tempo, durante i miei viaggi di lavoro, mi piace scrivere il mio diario di viaggio, non perchè serva a qualcosa, ma solo per il piacere di ricordare ciò che la mia mente, da sempre, tende a dimenticare col passare del tempo.
Allora ho deciso di condividere con chi si troverà per caso su questo blog, alcuni di questi scritti, senza nulla pretendere. Buona lettura.


Angola, gennaio 2008

Questa mattina è iniziato il viaggio che mi porterà in Angola, dove inizierò il mio nuovo lavoro.
Sono seduto su di una poltrona “in serie” all’aeroporto Leonardo da Vinci di Roma, con il mio nuovo collega A. V., e aspetto annoiato l’aereo che mi porterà a Lisbona.
Dopo quasi tre anni di matrimonio questa è la prima volta che lascio la mia famiglia. Il mio bambino è ancora dentro la mia amata moglie e questo rende questa partenza ancora più difficile e dura. Lo sto facendo per loro, per costruire un futuro migliore. Credo sia la prima volta che realmente faccio dei sacrifici fisici per loro. In questo sporco mondo, dove l’economia e il capitale regnano su tutto, sulla politica, sulle religioni, persino sui sentimenti, anch’io mi sento schiavo di questo sistema che mi costringe a cercare di più. A volte non ci rendiamo nemmeno conto di come siamo voraci, di quanto il consumo ci abbia privato. Eppure la mia speranza è riposta in mio figlio e in tutti i figli che nasceranno nel mondo, la speranza che essi percepiscano in tempo il pericolo e cambino rotta, salvandoci dall’estinzione.

Roma, Fiumicino, 10/01/2008


Un viaggio interminabile!
Nell’aereo per Lisbona sono saliti diversi uomini africani, credo del Senegal, dell’Angola, insomma dell’Africa nera, profonda, di quel continente magico e disgraziato che mi accoglierà in questa esperienza di lavoro. Sono persone affascinanti, con i loro abiti lunghi, alcuni di colore vivo, penetrante come il viola, il ciclamino; la cosa che più mi ha colpito è il loro strano profumo: un odore quasi di spezie, che ricorda i mercati arabi della Tunisia. Un profumo che ti ammalia e ti strega come una pozione magica, come l’odore stesso di un Continente.
Arrivati in aeroporto hanno occupato ognuno un posto, su una poltrona o su una sedia. Come richiamati da una forza sconosciuta ad un certo punto si sono riuniti e hanno iniziato a pregare, per terra, su di un lenzuolo che portano con loro. Che forza di volontà, che fede. Noi cristiani di ogni giorno, non saremmo capaci a manifestare senza vergogna la nostra fede in un aeroporto. Ammiro questa gente, così piena di fede, portatori della loro cultura ovunque nel mondo, senza problemi, con la semplicità delle persone che sanno ancora apprezzare il valore del tempo o il dialogo con i propri fratelli.

Lisbona, 10/01/2008

Vedere dall’alto la capitale dell’Angola è stato come assistere allo scoperchiamento di un formicaio: centinaia, migliaia di macchine, camion, pulmini, scorrono l’uno contro l’altro senza soluzione di continuità. E poi le persone, viste da lassù, minuscole, brulicanti in mezzo alle macchine. La terra tutta intorno è rossa, di un rosso “marziano” che confonde le case con tutto il resto. Luanda è una metropoli del Terzo Mondo, come si dice ora, le cui forti contraddizioni si scorgono pure dalla vista in un aereo. Siamo arrivati in perfetto orario all’aeroporto, tra la gioia di aver messo i piedi per terra e lo stupore per un caldo estivo a gennaio. In lontananza aerei demoliti fanno da sfondo a edifici desolati, hangar semi vuoti lasciano il posto ad un capannone che è l’aeroporto internazionale di Luanda.
Un incubo: quattro ore e mezza di fila per timbrare il passaporto, tra gente stanca e sudata, come me, che cerca di fregare il posto a chi c’è davanti. Occidentali, ci sentiamo sempre più furbi del resto del mondo. Ogni tanto scorgo qualche acconciatura che sembra tribale, sulla testa di qualche ragazza che sembra bella, nonostante diversa.
Superare questa prima barriera mi ha condotto nelle mani del tizio incaricato dall’agenzia Panalpina di accoglierci all’aeroporto: un ragazzone di un metro e novanta che ovviamente non parla una parola ne d’inglese ne tanto meno di italiano. Ci porta fuori, un caldo asfissiante si mescola all’odore irrespirabile dei gas di scarico dei mezzi di trasporto, che visti da terra sono ancora più numerosi. Poco dopo arriva il pulmino che ci deve portare al porto: aria condizionata e ampie vetrate per la visione turistica di Luanda. Attraversandola, la città mette a nudo tutta la regale miseria di questi abitanti “africani”, donne con grandi ceste di tuberi e pane sulle teste, venditori ambulanti che rischiano la vita cercando di piazzare la loro mercanzia proprio in mezzo alla strada, dove guidatori come il nostro, “catanesi” nello stile, non fanno niente per evitarli.
C’è un fascino particolare fra le strade polverose e sporche di questo posto, famiglie intere sedute in qualche angolo, aspettando che la madre venda un pacchetto di sigarette ai passanti per poi acquistare un sacchetto di arachidi o un pezzo di radice da masticare con in fratelli. Una ragazza ha una bancarella delle bibite, dei secchi di ghiaccio sono pronti a raffreddare bibite dall’incredibile,  consueta visione: Coca-cola, Heineken, SevenUp. Baracche attrezzate a bazar dove si vende ogni tipo di cibarie, lungo la strada che mi conduce al porto, dove attenderò altre due ore che una barchetta carichi me e altre sette persone per condurci sulla nave posa cavi Teliri, che è ormeggiata a rada, nel porto di Luanda, pieno di relitti e rifiuti come la città che lo costeggia.

Luanda, 11/01/2008

martedì 22 novembre 2011

Il mio contributo al programma della coalizione con Luigi Ammatuna Sindaco


Contributo programmatico per la candidatura di Luigi Ammatuna (prima bozza)

Grandi temi

1 RISANAMENTO FINANZIARIO

2 PRG – SVILUPPO URBANISTICO E TERRITORIALE

3 TURISMO E CULTURA

4 ECOLOGIA: SVILUPPO E RISORSE

1 RISANAMENTO FINANZIARIO

Il Comune di Pozzallo non gode certo di fama per le virtuosità delle sue casse, sinteticamente possiamo ridurre le cause a questi fattori:

a) Evasione.

b) Gestione fallimentare delle risorse e investimenti sbagliati;

c) Sprechi e spese elevate;

d) Minori entrate derivanti dall’abolizione dell’ICI e da minori versamenti degli Enti superiori.

La prossima amministrazione dovrà fare i conti con una situazione economica pesante che non sarà facile risolvere, ma che con opportuni cambiamenti di gestione, sarà possibile cambiare in positivo. E’ chiaro che tutti i Comuni italiani aspettano con ansia un intervento nazionale che possa dare respiro, in particolare con la reintroduzione dell’ICI sulla prima casa, ma non sarà certo aspettando questa soluzione che Pozzallo potrà risolvere i suoi problemi. Per questo credo sia fondamentale attuare tutte le misure necessarie per il risanamento finanziario dell’Ente a partire da una corretta gestione delle risorse: il Bilancio Partecipato offre in questo senso una possibilità innovativa e concreta di indirizzare le scelte dell’amministrazione nella direzione voluta dai cittadini, rendendo pubblici e condivisi gli atti che porteranno alla redazione del bilancio di previsione 2012, attraverso la compartecipazione delle categorie produttive, dei sodalizi, delle associazioni e dei cittadini tutti. In questo modo sarà possibile compiere scelte mirate a soddisfare i bisogni della città, svincolando gli amministratori dall’attuale gestione autarchica delle risorse. Di fondamentale importanza risulta essere una migliore e più giusta distribuzione delle risorse, tenendo presente che i soldi pubblici sono di tutti per definizione: ciò comporta che non potranno essere ammessi ulteriori incarichi ad amici e parenti, il Comune dovrà avvalersi delle eccellenze e della professionalità dei suoi cittadini aldilà del colore politico e delle differenze sociali; solo in questo modo potremo iniziare quel processo di riavvicinamento della politica alla società civile che è diventata ormai più che uno slogan un’esigenza vitale per la politica stessa. Con questo modo di vedere la cosa pubblica non può non essere considerata una rivoluzione della pubblica amministrazione e della macchina burocratica, attraverso il sostegno e la riqualificazione dei dipendenti pubblici, che devono ritrovare un ruolo primario nella vita comunale, non solo con una migliore distribuzione delle mansioni in base alle competenze, ma anche attraverso la possibilità di rivedere i propri ruoli, adattandoli alle esigenze di una società che è cambiata, ottenendo così una maggiore gratificazione personale che si traduce in impegno e passione per il proprio lavoro. Un attento studio delle problematiche interne e logistiche potrà consentirci di fare ordine, semplificare la vita dei dipendenti pubblici e di conseguenza dei cittadini, attraverso l’ausilio di nuovi mezzi tecnologici, sportelli informatizzati, e-bureaucracy, possibilità cioè di richiedere e ricevere direttamente da casa i certificati o gli atti necessari; tutti i computer degli uffici comunali dovranno utilizzare il software open source, a costo zero per l’amministrazione; l’istituzione di un apposito ufficio dove ogni cittadino potrà presentare e far custodire il proprio testamento biologico, un atto col quale decidere di se stessi nel caso in cui per ragioni di salute non si fosse più in grado di esprimersi; per la comunicazione mobile sarà studiato un piano per il progressivo abbattimento dei costi fino alla completa sostituzione dei cellulari con appositi apparecchi a radiofrequenza a costo zero per l’amministrazione; nelle aree pubbliche sarà messo a disposizione il servizio Wi-Fi per consentire l’accesso gratuito a internet e al portale dell’amministrazione; le auto blu saranno a disposizione degli amministratori solo per particolari esigenze, dovranno essere sostituiti da mezzi gratuiti o a costo ridotto e a basso impatto ambientale. La realizzazione di questi e degli altri progetti dovrà essere gestita e portata a compimento dagli uffici comunali e da tutti quei giovani, espressione dell’alta qualità pozzallese, troppo poco valorizzati e costretti a prestare la loro opera fuori dal nostro territorio. E’ palese che tale scelta porterà beneficio anche alle casse comunali che saranno alleggerite dalle numerose spese per incarichi professionali a tecnici esterni, che invece saranno ridotte e dirottate verso i pozzallesi, per un naturale ritorno nell’economia locale. Particolare attenzione verrà rivolta a chi non paga le tasse e i tributi, ribadendo il concetto forse troppo inflazionato ma ora più che mai sacrosanto, che pagando tutti si pagherà tutti di meno; al raggiungimento di una soglia di evasione bassa e poco rilevante, sarà possibile ridurre il prelievo dalle tasche dei cittadini, i quali devono contribuire con la giusta equità al risanamento, costruendo le basi per un futuro migliore per tutti. La dismissione degli affitti per gli uffici pubblici e una migliore gestione del patrimonio immobiliare dell’Ente consentirà ulteriori tagli agli sprechi e aumenterà gli introiti. L’impegno della nostra amministrazione è quello di non aumentare ulteriormente gli importi dei tributi, senza promesse vane ma con la consapevolezza che una gestione dei soldi pubblici come farebbe un buon padre di famiglia, sarà la ricetta giusta che Pozzallo attende da anni.

2 PRG – SVILUPPO URBANISTICO E TERRITORIALE

La revisione del P.R.G. è attesa a Pozzallo da anni, negli ultimi 5 si è avuta più volte l’occasione di dotare la città di questo strumento fondamentale, ma ancora una volta la politica ha fallito, anteponendo gli interessi di pochi al bene comune. Il Commissario ad acta nominato dalla Regione, vista l’impossibilità del Consiglio Comunale di compiere il suo dovere, avrà il compito di portare il Piano alla sua approvazione, senza però la possibilità da parte della città di intervenire per apportare le modifiche necessarie per una revisione che dovrebbe essere quanto più condivisa possibile. Se si arriverà a questa approvazione prima dello scadere della legislatura, la nostra amministrazione si impegna ad aprire un tavolo di concertazione fra la città e il Comune al fine di arrivare ad una serie di varianti capaci di modificare in meglio il volto della città, con particolare attenzione ai seguenti punti:

- Ridurre la cementificazione del territorio attraverso la limitazione di nuove costruzioni in aree non adeguate, prediligendo il recupero delle abitazioni che insistono nel centro abitato, sostenendo con apposite agevolazioni chi deciderà di ristrutturare e rendere fruibili le case esistenti e che in molti casi risultano inabitate o inadeguate.

- Necessita un intervento concreto e deciso a favore dell’edilizia per i giovani: il Comune deve farsi garante presso i costruttori affinché sia possibile prevedere la realizzazione di abitazioni a costi accessibili per le giovani coppie. Il mercato immobiliare ha subito negli ultimi anni una forte impennata che rischia però di paralizzarsi per lungo tempo se non sarà data la possibilità a tutti di acquistare una casa, anche a quei ragazzi che decidono di sposarsi e che percepiscono uno stipendio “normale”, appena sufficiente in questi tempi di crisi così asfissiante. La nostra amministrazione sosterrà con forza i costruttori che decideranno di impegnarsi per il raggiungimento di questo obiettivo, attraverso agevolazioni e canali burocratici semplificati.

- Incrementare le aree verdi e destinarle alla creazione di parchi e zone attrezzate alla fruizione dei cittadini, dove i nostri bambini possano giocare e imparare ad amare la natura. Rivedere il concetto attraverso il quale il rispetto per l’ambiente debba necessariamente limitare lo sviluppo: un parco ben realizzato porterebbe benessere, lavoro e qualità della vita.

- Ripensare attraverso un Piano del Traffico alla viabilità della nostra città: è necessario mettere ordine e dare il giusto criterio di fruizione delle vie cittadine, diventate caotiche, trafficate e in molti casi impraticabili. Sensi unici alternati, diversi flussi in entrata e uscita, piste ciclabili e aree pedonali, ridaranno respiro e ridurranno lo stress dei pozzallesi, consentendo a tutti di usufruire della nostra città in piena libertà.

- Prevedere aree di parcheggio nella periferia, istituire appositi servizi navetta per raggiungere il centro della città, liberare il Corso Vittorio Veneto dalla morsa delle auto sia in estate che d’inverno, sono priorità a cui una città a vocazione turistica moderna non può rinunciare.

- Il P.R.G. non può non prevedere una completa integrazione con il porto e l’aera portuale, è necessario rivedere la connessione dell’importante infrastruttura con la città, ricercando e programmando soluzioni tali da agevolarne lo sviluppo e la corretta fruizione. A tal proposito è inevitabile cercare strade di sviluppo alternative e complementari alle esistenti attività portuali: gettare le basi per la qualificazione del porto di Pozzallo come base offshore per il Mediterraneo rappresenta una risorsa di grandissime dimensioni che porterebbe lavoro e beneficio all’intera comunità. Agevolare l’insediamento di Compagnie e ditte operanti nel settore dell’Oil & Gas, delle installazioni marine e della ricerca consentirebbe la sigla di un protocollo fra il Comune e queste realtà per stabilire una percentuale di tecnici, lavoratori e impiegati da inserire nel loro organico per le basi che insisteranno nel nostro territorio. Inoltre le ditte già operanti al porto e tutte le attività commerciali connesse avrebbero un ritorno economico non indifferente: pensiamo al carico e scarico di attrezzature, spedizioni di equipaggiamenti, approvvigionamenti alimentari, vestiario, materiali e logistica.

- Restituire l’area retro portuale ai servizi per il porto, favorendo la nascita di strutture a basso impatto ambientale funzionali alle esigenze della nostra infrastruttura.

- Ridisegnare il territorio affinché possano coesistere turismo e qualità della vita dei cittadini, attraverso la concessione di aree per la creazione di locali e strutture alberghiere fuori dal centro storico. In tal senso rivedere la destinazione della zona del “primo scivolo”, che per la sua conformazione e per la vicinanza con il mare, rappresenta il luogo ideale per la nascita di alberghi e strutture turistiche importanti. Non è il caso di perseverare nel pensare alla distruzione del lungomare Raganzino, li è necessaria una grande e mirata ristrutturazione, che dia dignità ad una delle aree più belle della città, totalmente dimenticata in questi anni da tutte le amministrazioni: nuove aree verdi ed attrezzate, rifacimento del lungomare conservandone gli aspetti peculiari che lo caratterizzano, sostegno alle attività commerciali insite nella zona. Questi saranno i punti di partenza dai quali ridare vita e speranza ad un intero quartiere.

- Pensare a quelle opere pubbliche necessarie e realizzabili attraverso il ricorso ai fondi regionali e comunitari, che non possono più farsi attendere: una completa ristrutturazione dell’impianto fognario e delle acque bianche; eliminazione delle cause dei cattivi odori in via Torino e a Raganzino; soluzione del problema dell’approvvigionamento estivo dell’acqua pubblica in determinate aree della città attraverso l’adozione delle soluzioni tecniche appropriate; impianto di video sorveglianza per la sicurezza dei cittadini; riqualificazione del Mercato Ortofrutticolo restituendolo al settore agricolo, dimenticato e per niente sostenuto in questi anni. Queste sono alcune delle opere che riteniamo necessarie, che non spiccano per la loro bellezza di facciata ma che sono alla base del miglioramento della vita di tutti i cittadini.

3 TURISMO E CULTURA

Il turismo potrebbe rappresentare il vero volano dell’economia pozzallese, con una vera progettualità in tal senso, cercando di recuperare il terreno perso nei confronti di Marina di ragusa, dove il porto turistico realizzato è funzionale ed attira un cospicuo numero di diportisti. Una riflessione va fatta per la marineria pozzallese, che in questi anni è stata coinvolta solo in beghe politiche a dir poco vergognose. I nostri pescatori devono trovare nell’amministrazione un partner capace di contribuire con idee e fondi per la realizzazione di un progetto nuovo di rivalutazione e sviluppo del settore. La pesca turismo, ad esempio, è una delle cose che ho visto realizzare in altri posti e che ha cambiato la vita di decine di famiglie. Un mestiere antico e meravigliosamente faticoso, intriso di storie romantiche e terribili non può continuare ad agonizzare come succede a Pozzallo, deve trovare il sostegno necessario per il suo sviluppo, riavvicinando i giovani e facendo loro percepire la possibilità di un lavoro prezioso e nobile. A Pozzallo devono nascere musei per destagionalizzare il turismo, le antiche maestranze devono essere coinvolte in progetti di valorizzazione storico-culturale delle nostre tradizioni, aiutare la condivisione tra vecchie e nuove generazioni per la creazione di eventi capaci di attirare i visitatori e allo stesso tempo tenere viva la memoria storica.

E’ chiaro che serve anche un turismo per i più giovani e questo deve trovare il suo sviluppo senza intaccare la serenità dei residenti. Credo inoltre che l’amministrazione debba svolgere un ruolo di coordinamento tra gli operatori turistici e della ristorazione, affinché si possano offrire prodotti e servizi a prezzi adeguati e con la garanzia della qualità. Questo diventa essenziale se vogliamo rendere l’offerta turistica pozzallese competitiva con le altre realtà del Mediterraneo. L’amministrazione dovrà trovare la strada per la nascita di un centro giovanile polifunzionale dove i nostri ragazzi potranno imparare, condividere, creare, esprimere e crescere. Ci sono centinaia di ragazzi capaci di scrivere, dipingere, suonare, cantare, recitare, sono una grandissima risorsa per tutta la comunità eppure niente è stato fatto per loro, quando invece potrebbero esser il vero motore del turismo, attraverso una struttura capace di convogliare e sostenere tutto questo. Ogni giorno dell’anno potrebbe avere il suo momento culturale se tutti i nostri giovani artisti potessero avere luoghi e iniziative pensati per loro. Preferisco investire i soldi pubblici in questo anziché riempire le tasche di qualche impresario o esperto, che il giorno dopo non lascia niente se non una fattura da pagare!

I concerti dovranno avere un luogo appropriato, studiato e realizzato per lo scopo, un posto che ci permetta di creare un calendario importante e che attiri pubblico da fuori, come avviene a Taormina, Acireale, ecc.. Non è pensabile spendere 30.000 euro per un artista nazionale e non si è in grado di pagarne 1.000 per sostenere i gruppi locali.

4 ECOLOGIA: SVILUPPO E RISORSE

Un programma “ecologico” non si limita a prevedere qualche albero qui e la o un paio di altalene nuove in un parco giochi, l’ecologia dovrà essere al centro di tutte le scelte dell’amministrazione attraverso la realizzazione di tutti i progetti a costo limitato e impatto zero che sarà possibile realizzare: la “fontana del sindaco”, un punto di distribuzione dell’acqua pubblica resa potabile, dove la gente possa acquistare acqua alla spina a prezzo politico, riducendo consumo di bottiglie di plastica e trasporto su ruota delle stesse, un modo per non sprecare neanche una goccia dell’acqua pubblica; dotare tutte le scuole di appositi congegni capaci di depurare l’acqua (il costo si aggira intorno a 300 euro ad unità!); incentivi alla dotazione di impianti di energia alternativa per le abitazioni e in tutti i locali pubblici; potenziare la raccolta differenziata fino a triplicarne la percentuale di realizzazione, attraverso multe salate per chi non rispetta le regole e informazione capillare; dare in “affidamento” alle associazioni o a chiunque voglia farlo gli spazi verdi della città, attraverso la simpatica iniziativa della “guerrilla garden”, gruppi di volontari che si prendono cura del verde pubblico gratuitamente; istituire aree pedonali e piste ciclabili nel centro abitato, liberando Pozzallo dalla morsa del traffico e dell’inquinamento da “ruote”; favorendo i commercianti che si troverebbero con un pubblico “appiedato” sicuramente più attento e più facilmente intercettabile. Tutte queste idee “verdi” e a costo contenuto, saranno in grado di incentivare lo sviluppo, ad esempio, il servizio dell’acqua pubblica alla spina, permetterà al Comune di introitare annualmente fondi da poter reinvestire o il risparmio dato dall’energia alternativa abbatterà i costi legati alla fornitura dell’energia elettrica e consentirà di rivendere l’energia prodotta e non consumata. Ecologia vuol dire lavoro e benessere, noi ne facciamo un punto fermo.

Pozzallo, 21 novembre 2011

Alessandro Maiolino

Sinistra Ecologia Libertà

domenica 13 novembre 2011

DOBBIAMO DAVVERO GIOIRE PER L'APPARENTE CADUTA DEL SIGNOR B?


Dovrei rallegrarmi per le dimissioni del signor B, sembra un sentimento comune stamattina. Eppure c'è qualcosa che mi impedisce di farlo, sento che siamo solo all'inizio di altri problemi per il nostro paese. In tutta sincerità avrei preferito tornare subito alle elezioni, dando la voce agli italiani come un paese democratico dovrebbe fare. Ieri sera ho seguito Ballarò e mi ha assalito un tremendo presentimento: tutto sto trambusto di dimissioni, senso di responsabilità, patriottismo, mi sanno tanto di strategia politica bella e pianificata. Già dai primi minuti dopo le dimissioni del signor B, c'era chi ne eloggiava l'alto senso dello Stato e responsabilità che lo hanno portato a questa scelta, una sorta di "Santo subito" per il suo essere martire per il paese. L'immobilismo di questo governo, il porre al centro le questioni personali del premier lasciando che il resto del mondo scorresse intorno a noi, sono una delle cause principali di questa crisi profonda dell'Italia, questo non possiamo tacerlo e dobbiamo essere forti a tenere viva l'attenzione su questo concetto; da due anni ci sentiamo dire che la crisi è passata, che l'economia è in ripresa, ecc., improvvisamente ci ritroviamo con una nazione sull'orlo del precipizio, derisa e bacchettata dal mondo intero. Le responsabilità se le devono assumere, da destra a sinistra, riconoscendo un fallimento totale della politica per come la si è intesa fino ad oggi. Monti è stimato a livello internazionale, ma siamo sicuri sia l'uomo giusto per rimettere sulla giusta strada l'Italia? E' il malato stesso a doverci dare la cura? E ancora, come si può credere ad un governo tecnico se la sua stessa nascita è il frutto delle ingerenze dei partiti, che in queste ore stanno dispensando "consigli" a man bassa al Capo dello Stato? Diciamoci la verità, la tecnica in politica non esiste, è solo una definizione per i giornali, chi fa politica attiva, dal piccolo comune in su, sa bene che non si muove foglia se non prima stabilito nel segreto delle stanze dei bottoni. Allora, mi direte, cosa suggerisci? Non suggerisco, rifletto sul fatto che, come dico da tempo, tutti si sono fatti cogliere impreparati, tranne il signor B, che ha studiato a tavolino la sceneggiatura di queste ore, conquistando, se possibile, ulteriori consensi tra il popolo. L'opposizione si è trovata nel momento della crisi senza un'alternativa credibile, e in questo devo necessariamente attribuire le maggiori responsabilità al PD, se non altro perchè è il maggior partito del centro sinistra: non ha saputo fare scelte chiare, si presenta spaccato al suo interno, portato alla deriva dalle decine di correnti che fluttuano nel suo ventre. Continua a rincorrere il Terzo Polo, perseguendo nell'intento di vincere al centro, senza accorgersi che SEL e IDV rappresentano oggi l'unica strada possibile per un rinnovamento politico capace di governare l'Italia con strumenti diversi. La sinistra, dal suo canto, non deve fare l'errore di arroccarsi in posizioni inamovibili, pretendendo un nuovo Ulivo senza prima riempirlo dei contenuti adatti ai nostri tempi. Concludendo queste elucubrazioni mattutine, penso che si è persa una grande occasione di rinascita vera, perchè se oggi ci fossimo fatti trovare pronti, con una coalizione degna di questo nome e con un programma rivoluzionario per lo sviluppo del paese, saremmo stati in grado di reclamare a gran voce le elezioni e dimostrare la capacità di vincere e governare. Così non è stato, ci siamo accontentati di gioire e brindare per la apparente caduta del signor B, continuando ad avere poche idee e molto confuse su quello che dovrebbe essere il futuro dell'Italia.

giovedì 20 ottobre 2011

Le mie idee per la Pozzallo del futuro.




Tutti in fermento, ognuno con i suoi buoni propositi, ognuno pronto a stringere mani e ricevere pacche sulle spalle. Per carità, niente di strano ne di sbagliato, il "gioco" della politica trova una delle sue fasi più interessanti e divertenti proprio in campagna elettorale. Ma se da un lato la cosa mi potrà coinvolgere, stringendo qualche mano e ricevendo qualche pacca sulle spalle, dall'altro mi lascia perplesso per la sua quasi totale finzione. Non dico che tutte le mele sono marce, neanche che chi dispensa ricette non sia almeno un cuoco capace di fare un piatto di spaghetti, ma continuo ad avere la sensazione che il "gioco" si sia fatto troppo pesante e ad un certo punto, quando questo avviene, bisogna smettere e rientrare in casa per fare i compiti.

Oggi allora voglio condividere con quei pochi che mi leggeranno la mia idea di campagna elettorale e, di conseguenza, il mio progetto di amministrazione, se pur sinteticamente e forse anche un po' in maniera "leggera", diretta, facile da capire (come forse dovrebbe saper fare la politica). Il disamore crescente, forse ormai strutturale, della società per la politica e i suoi attori ha radici profonde, ma, a mio avviso, non nella politica ma nella società stessa. Mi piace ripetere che ogni paese o regione o nazione, ha il governo che si merita, se non altro perchè al potere ci vanno quelli che i voti li ricevono e in gran quantità; non accetto le manifestazioni del giorno dopo, delle stesse persone che hanno osannato (pubblicamente o nel segreto delle sacrestie politiche) i vari sindaci, deputati e compagnia cantante che oggi ci amministrano, per dire che le cose devono cambiare, quando il vero strumento, l'unico vero strumento che il popolo ha per determinare le scelte di un paese è il voto! Allora partiamo da questo primo punto: le prossime elezioni amministrative devono determinare un reale cambiamento, sempre se questo cambiamento è realmente voluto, facendo si che a imporsi sia lo schieramento più credibile, partendo da una base di valutazione che faccia leva su pochi ma essenziali principi: onestà, capacità, libertà di scelta, legalità. Direte voi: e quale schieramento politico non si presenta al pubblico sbandierando queste credenziali? Certo, tutti dicono di essere ma quanti lo sono veramente? Pochi, pochissimi forse, perché in politica non si mostrano mai tutte le carte, ma Pozzallo è piccola, non siamo in una metropoli (grazie a Dio, aggiungo!) e ci conosciamo quasi tutti e di tutti quelli che calcano la scena politica locale sappiamo abbastanza per poter dare un giudizio accettabile. Partendo da questo già una prima scrematura è possibile farla, perché di gente che ha costruito la sua popolarità politica sulle promesse, sui favori, sfruttando i bisogni piccoli o grandi di ognuno ne troveremo in corsa per una poltrona comoda a Palazzo La Pira. Se i pozzallesi avranno il coraggio di scegliere liberamente, pensando al futuro che ci attende, allora il primo ostacolo lo avremo superato. Se invece continueremo a votare i candidati in base alla parentela, al favore ricevuto, alla velata minaccia del datore di lavoro, al miraggio della “sistemazione”, allora tutto quello che scriverò di seguito non ha nessun valore e potete anche smettere di leggere a partire da questo rigo.

La mia campagna elettorale e quella della mia coalizione sarà esclusivamente incentrata sull’esposizione di quello che faremo nel caso in cui verremo eletti, quello che gli altri hanno fatto o faranno non sarà al centro delle nostre comunicazioni. Questo modo di fare propaganda mi ha stancato, l’eterno lanciarsi contro volantini, manifesti, articoli di giornale, invettive in Consiglio Comunale e dai palchi dei comizi mi irrita, mi indigna (per usare un termine molto in voga ultimamente) e probabilmente contribuisce ad aumentare l’antipolitica di questi tempi. Credo sia arrivato il momento in cui la gente debba scegliere in base alle proposte “realizzabili” che si metteranno sul tavolo, senza sogni ne chimere, e possibilmente senza usare i soliti slogan del lavoro per tutti, del porto, ecc. che ormai sanno solo di cibo andato a male. Negli ultimi quindici anni in ogni benedetta campagna elettorale si è parlato di porto in tutte le salse, ognuno con la sua medaglietta appesa sulla giacca, senza che però nessuno abbia tirato fuori un piano di sviluppo capace di portare ricchezza al paese. Io vedo per il porto di Pozzallo un futuro importante se saranno fatte le scelte giuste: farlo diventare un polo per l’offshore nel Mediterraneo, ad esempio, è una delle idee che vorrei realizzare. Lavorando in questo ambito da anni ormai, mi sono reso conto come in altre piccole realtà lo sviluppo delle attività legate a questo settore abbia portato lavoro per tante famiglie, perché si crea un indotto importante, grazie alle infrastrutture e ai servizi necessari alle varie società per svolgere la loro attività in mare: penso agli uffici, alle officine, alle agenzie marittime, alle agenzie di servizio e approvvigionamento. Un flusso di navi oceanografiche che si occupano di rilievi sottomarini, installazioni e manutenzione di condotte di gas e petrolio (presenti in numero massiccio in tutto il Mediterraneo), attraverso l’ausilio di tecnologie all’avanguardia di cui molti pozzallesi sono esperti e danno il loro contributo in tanti paesi del mondo, costituirebbe per il porto di Pozzallo un movimento economico nuovo e che non possiamo farci scappare (altri porti, ad esempio Licata, si stanno organizzando e con ottimi risultati). L’agevolare questo nuovo mercato dovrà essere il compito dell’amministrazione, stabilendo con le varie società che decideranno di fare base a Pozzallo una percentuale di lavoratori pozzallesi da assumere facilitando, per contro, il loro insediamento.

Anche l’aspetto turistico non va dimenticato, con una vera progettualità in tal senso, cercando di recuperare il terreno perso nei confronti di Marina di ragusa, dove il porto turistico realizzato è funzionale ed attira un cospicuo numero di diportisti. E infine, ma non per importanza, la marineria pozzallese, che in questi anni è stata coinvolta solo in beghe politiche a dir poco vergognose. I nostri pescatori devono trovare nell’amministrazione un partner capace di contribuire con idee e fondi per la realizzazione di un progetto nuovo di rivalutazione e sviluppo del settore. La pesca turismo, ad esempio, è una delle cose che ho visto realizzare in altri posti e che ha cambiato la vita di decine di famiglie. Un mestiere antico e meravigliosamente faticoso, intriso di storie romantiche e terribili non può continuare ad agonizzare come succede a Pozzallo, deve trovare il sostegno necessario per il suo sviluppo, riavvicinando i giovani e facendo loro percepire la possibilità di un lavoro prezioso e nobile.

I giovani, già, questi sconosciuti! Pozzallo è un paese per vecchi, altro che turismo e Rimini del Sud; l’amministrazione dovrà trovare la strada per la nascita di un centro giovanile polifunzionale dove i nostri ragazzi potranno imparare, condividere, creare, esprimere e crescere. Ci sono centinaia di ragazzi capaci di scrivere, dipingere, suonare, cantare, recitare, sono una grandissima risorsa per tutta la comunità eppure niente è stato fatto per loro, quando invece potrebbero esser il vero motore del turismo, attraverso una struttura capace di convogliare e sostenere tutto questo. Ogni giorno dell’anno potrebbe avere il suo momento culturale se tutti i nostri giovani artisti potessero avere luoghi e iniziative pensati per loro. Preferisco investire i soldi pubblici in questo anziché riempire le tasche di qualche impresario o esperto, che il giorno dopo non lascia niente se non una fattura da pagare!

I concerti dovranno avere un luogo appropriato, studiato e realizzato per lo scopo, un posto che ci permetta di creare un calendario importante e che attiri pubblico da fuori, come avviene a Taormina, Acireale, ecc.. Non è pensabile spendere 30000 euro per un artista nazionale e non si è in grado di pagarne 1000 per sostenere i gruppi locali.

Soldi pubblici? Allora è il momento di parlare di bilancio, il cuore di ogni amministrazione, uno strumento fondamentale del quale la gente conosce poco o niente, eppure tutte le scelte sono strettamente collegate a quel fascicolone riempito di numeri. E’ arrivato il momento che la comunità partecipi alla sua stesura, che ne condivida le scelte e le determini, perché l’amministratore non ha il diritto di disporre dei soldi di tutti in base alle sue “esigenze politiche”. La rivoluzione principale della nostra amministrazione sarà questa: il bilancio partecipato. La stesura di questo atto fondamentale verrà realizzata attraverso il coinvolgimento delle associazioni, degli operatori commerciali, dei sodalizi, della gente stessa attraverso la consultazione preventiva su internet o a Palazzo La Pira. Questa sarà una iniziativa mai realizzata a Pozzallo e che garantirà trasparenza, reale impegno della società civile e democrazia, perché i soldi sono pubblici non solo per definizione.

Ed è pubblico anche il territorio della nostra città e come tale dovrà essere inteso quando si parla di Piano Regolatore Generale. Le scelte fondamentali per lo sviluppo economico risiedono in gran parte in questo strumento che recentemente è stato al centro dell’attenzione della scena politica per essere eternamente in itinere, paralizzando e lasciando spazio alla speculazione. Basta cemento, quello che dovrà essere usato dovrà trovare il suo impiego nell’edificazione di case per i giovani, per coloro i quali non possono permettersi la villa in periferia, per riqualificare le centinaia di unità abitative lasciate abbandonate. Particolare attenzione deve essere data all’istituzione di apposite aree per i servizi portuali, senza i quali qualsiasi sogno di sviluppo rimarrebbe tale. Prevedere parte del territorio per chi vuole investire nell’industria alberghiera fuori dal centro abitato ma in prossimità del mare (penso alle aree dietro il primo scivolo, ad esempio, vicine al mare e alla città allo stesso tempo).

Pozzallo ha bisogno di aree verdi accessibili a tutti, dove poter svolgere attività all’aperto, dove i nostri figli possono imparare la bellezza della natura senza cercala nei libri o in televisione. La cura dell’ambiente, la creazione di un parco naturale attrezzato devono essere intesi come possibilità di lavoro, di sviluppo e anche di turismo, perché no.

E un programma ecologico non si limita a prevedere qualche albero qui e la o un paio di altalene nuove in un parco giochi, l’ecologia dovrà essere al centro di tutte le scelte dell’amministrazione attraverso la realizzazione di tutti i progetti a costo limitato e impatto zero che sarà possibile realizzare: la “fontana del sindaco”, un punto di distribuzione dell’acqua pubblica resa potabile, dove la gente possa acquistare acqua alla spina a prezzo politico, riducendo consumo di bottiglie di plastica e trasporto su ruota delle stesse, un modo per non sprecare neanche una goccia dell’acqua pubblica; dotare tutte le scuole di appositi congegni capaci di depurare l’acqua (il costo si aggira intorno a 300 euro ad unità!); incentivi alla dotazione di impianti di energia alternativa per le abitazioni e in tutti i locali pubblici; potenziare la raccolta differenziata fino a triplicarne la percentuale di realizzazione, attraverso multe salate per chi non rispetta le regole e informazione capillare; dare in “affidamento” alle associazioni o a chiunque voglia farlo gli spazi verdi della città, attraverso la simpatica iniziativa del “guerrilla garden”, gruppi di volontari che si prendono cura del verde pubblico gratuitamente; istituire aree pedonali e piste ciclabili nel centro abitato, liberando Pozzallo dalla morsa del traffico e dell’inquinamento da “ruote”; favorendo i commercianti che si troverebbero con un pubblico “appiedato” sicuramente più attento e più facilmente intercettabile.

La rivoluzione non può non coinvolgere anche gli uffici pubblici, che dovranno essere resi più efficienti, capaci di risposte in tempi rapidi e certi. Un attento studio delle problematiche interne e logistiche potrà consentirci di fare ordine, semplificare la vita dei dipendenti pubblici e di conseguenza dei cittadini, attraverso l’ausilio di nuovi mezzi tecnologici, sportelli informatizzati, e-bureaucracy, possibilità cioè di richiedere e ricevere direttamente da casa i certificati o gli atti necessari; tutti i computer degli uffici comunali dovranno utilizzare il software open source, a costo zero per l’amministrazione; l’istituzione di un apposito ufficio dove ogni cittadino potrà presentare e far custodire il proprio testamento biologico, un atto col quale decidere di se stessi nel caso in cui per ragioni di salute non si fosse più in grado di esprimersi; per la comunicazione mobile sarà studiato un piano per il progressivo abbattimento dei costi fino alla completa sostituzione dei cellulari con appositi apparecchi a radiofrequenza a costo zero per l’amministrazione; nelle aree pubbliche sarà messo a disposizione il servizio Wi-Fi per consentire l’accesso gratuito a internet e al portale dell’amministrazione; le auto blu saranno a disposizione degli amministratori solo per particolari esigenze, dovranno essere sostituiti da mezzi gratuiti o a costo ridotto e a basso impatto ambientale; i dipendenti pubblici dovranno essere valorizzati in base alle loro competenze e capacità, per ottenere una reale ottimizzazione dei servizi al cittadino e una maggiore gratificazione nel lavoro degli impiegati stessi.

Particolare attenzione deve essere rivolta alla pulizia della città, delle spiagge, dei locali pubblici, ogni quartiere deve avere la stessa dignità e la stessa qualità dei servizi, nel rispetto di chi ci abita. Il lavoro presso le istituzioni regionali, nazionali ed europee deve essere incessante, affinché si possa attingere alle risorse necessarie per la realizzazione di opere pubbliche capaci di ammodernare Pozzallo ed elevarne la qualità della vita, senza il continuo ricorso (per altro ormai limitatissimo) alla Cassa Depositi e Prestiti, di cui il nostro comune è già largamente cliente!

Basta cattivi odori, ricercare le cause e trovare le soluzioni del puzzo che assale spesso Raganzino, via Torino e altre parti della città, se pur per differenti motivi; capire fino a che punto questo ha inciso sulla salute pubblica e nel caso trarre le dovute conclusioni nei confronti dei responsabili.

Basta banditori alle 8 di mattina, istituiamo apposite aree dove ogni giorno gli ambulanti possono recarsi per vendere i loro prodotti, una sorta di mercato permanente dove la merce deve essere di qualità e a prezzi accessibili. Lo stesso vale per i mercati rionali che non possono continuare ad insistere nel centro abitato ostacolando persino la sicurezza pubblica nel caso in cui si verifichi un’emergenza.

Basta scene da “dopo guerriglia” all’indomani delle notti di baldoria dei turisti avventizi che popolano (molto meno di prima a dire il vero!) le strade centrali del nostro paese.

A Pozzallo devono nascere musei per destagionalizzare il turismo, le antiche maestranze devono essere coinvolte in progetti di valorizzazione storico-culturale delle nostre tradizioni, aiutare la condivisione tra vecchie e nuove generazioni per la creazione di eventi capaci di attirare i visitatori e allo stesso tempo tenere viva la memoria storica.

E’ chiaro che serve anche un turismo per i più giovani e questo deve trovare il suo sviluppo senza intaccare la serenità dei residenti. Credo inoltre che l’amministrazione debba svolgere un ruolo di coordinamento tra gli operatori turistici e della ristorazione, affinché si possano offrire prodotti e servizi a prezzi adeguati e con la garanzia della qualità. Questo diventa essenziale se vogliamo rendere l’offerta turistica pozzallese competitiva con le altre realtà del Mediterraneo.

Potrei continuare a lungo e sicuramente moltissime cose non le ho citate, ma le idee sono tantissime, a basso costo e realizzabili; c’è bisogno di cambiare il modo di intendere la pubblica amministrazione, di rendere Pozzallo una città a misura di uomo, di ogni categoria sociale e cultura, perché la città è di tutti, nessuno escluso.

La nostra coalizione ha scelto di aprire le orecchie per ascoltare la gente, io per primo anni fa ho istituito un sito internet dove chiunque può esprimere opinioni e dare suggerimenti, il mio partito, SEL, ha da sempre, quasi per statuto direi, utilizzato la condivisione delle sue scelte con tutti i suoi iscritti. Insomma, alla fine di questo scritto mi sento di poter dire che serve un impegno comune, da parte di chi sostiene Luigi Ammatuna, affinché questa campagna elettorale non sia il solito fumo negli occhi, affinché la gente possa percepire che il vero cambiamento non lo si fa con le parole e i titoli sui giornali, ma con l’amore per questa città e nulla più. Io sono a disposizione, il resto fatelo voi.

Alessandro Maiolino

Sinistra Ecologia Libertà