giovedì 26 marzo 2009

Strategie di conquista e grandi affari lungo le vie dell’acqua. Il caso delle Eolie.

di Carlo Ruta

Una vicenda rappresentativa nelle mappe dell’appropriazione delle risorse idriche. Come viene trattato il disagio di Lipari e Salina, dove l’acqua, carente da sempre, rimane la più cara d’Italia. Gli accordi che vi fanno da sfondo, da Palermo a Roma. La stretta della Sogesid sulle isole.

Come era prevedibile, nella Sicilia della privatizzazione idrica, le anomalie, anziché esaurirsi con le gare d’appalto, in alcuni ATO con esiti da scandalo, presentano risvolti sempre più preoccupanti, mentre scorrono le vicissitudini di intere popolazioni che mancano dell’erogazione necessaria e pagano l’acqua più cara che in altre aree del paese. Gli ambienti interessati stanno provvedendo in effetti a porsi in regola, pagando l’obolo alla tradizione, facendo cioè i conti fino in fondo con i grovigli di poteri, legali e non solo, che serrano i territori. Gli equivoci del presente si fondono in sostanza con quelli del passato, con corrispondenze più o meno perfette. Le cose non potevano andare del resto diversamente. Lungo i decenni che hanno preceduto la legge Galli, la gestione dell’acqua nell’isola, curata dall’EAS e dalle municipalizzate, non è stata mai propriamente pubblica, chiamando bensì in causa interessi forti e consorterie di ogni tipo. I clamori giudiziari che hanno interessato l’ente regionale medesimo, dallo scandalo Gunnella alle tangenti dell’Ancipa, ne danno conto. La nuova situazione, già riprovevole per il declassamento del bene comune acqua a merce, nell’isola sta finendo comunque con il peggiorare le cose oltre ogni misura. E per saggiarne le atmosfere, lungo gli ambiti territoriali, è il caso di prendere le mosse dalle isole Eolie, dove, sulla scena convulsa dell’emergenza idrica convergono realtà influenti, a partire da una potente società di diritto pubblico: la Sogesid spa.

Per ragioni soprattutto geologiche, l’arcipelago è oppresso da una endemica carenza di acqua, cui si è cercato di ovviare, prima ancora che con rifornimenti da navi cisterne e autobotte, con un dissalatore, costruito a Lipari circa trent’anni fa dalla Regione Siciliana, amministrato lungamente dall’EAS e, come tutti gli altri in Sicilia, finito di recente in gestione a un privato, l’imprenditore nisseno Pietro Di Vincenzo, che ha messo in campo, allo scopo, una società ad hoc, la Gedis, adesso in amministrazione giudiziaria. Si tratta di un impianto obsoleto e poco funzionante. Con i suoi tre moduli, a pieno regime, dovrebbe produrre infatti 6000 metri cubi di acqua potabile al giorno. Invece ne produce poco più 2000 metri cubi, ben al di sotto cioè del fabbisogno. L’emergenza, che si somma nelle Eolie a quella dei trasporti, rimane quindi allo zenit, mentre il costo dell’acqua per gli abitanti di Lipari e delle altre isole, già elevato, è divenuto particolarmente esoso. L’acqua desalinizzata viene erogata a 4,80 euro al metro cubo, a circa 7 euro quella approvvigionata tramite autobotte, addirittura fino a 13 euro, iva inclusa, quella rilevata dalla nave cisterna. Ma a fronte di tutto questo, quali condotte si registrano nelle istituzioni che recano l’onere di risolvere le cose?

L’allarme sul deficit d’acqua è stato lanciato, negli ultimi anni, a vari livelli: dal prefetto di Messina Francesco Alecci; dai sindaci di Lipari, Leni, Malfa, Santa Marina Salina, Milazzo; dai parlamentari messinesi Germanà e D’Alia. Della questione sono stati investiti quindi il governo regionale e i responsabili del ramo. Se ne sono fatti carico in particolare, con Raffaele Lombardo, alcuni noti esponenti dell’entourage presidenziale: Rossana Interlandi, già assessore regionale all’Ambiente e oggi dirigente del medesimo assessorato; l’avvocato Felice Crosta, presidente dell’Agenzia regionale per i rifiuti e le acque, istituita da Cuffaro, poi formalmente abolita, ma ancora in attività; Ignazio Puccio, dirigente dell’ARRA e plenipotenziario di Crosta in numerose vertenze lungo gli ATO siciliani. Si tratta, come è evidente, dello stato maggiore che sta regolando i processi di privatizzazione, cui si associa una presenza che nella vicenda delle Eolie assume un rilievo determinante: quella dell’avvocato Luigi Pelaggi, consigliere di amministrazione della Sogesid spa. È il caso di definire allora cosa rappresenta tale società e con quale ruolo entra in questa storia.

Nata nel 1994 quale concessionario della gestione di alcuni impianti di depurazione nella Regione Campania, la Sogesit spa si è assunta l’onere di supportare la Legge Galli, attraverso la redazione dei piani d’ambito e l’attuazione di interventi industriali, in ambito acquedottistico, depurativo e fognario, lungo tutto il territorio nazionale. Per decisione del Ministero dell’Ambiente e del Ministero delle Infrastrutture è divenuta dal 2007 uno strumento in house, ma, in ossequio appunto alla legge Galli, ha insistito a muoversi in modo privatistico, tanto da ritrovarsi al centro di un vasto circuito d’interessi, pur mutuando nondimeno tratti e movenze dei tanti enti inutili che hanno fatto un po’ la storia della repubblica. Per tali ragioni, più volte è stata fatta oggetto di interrogazioni parlamentari. Il deputato Ugo Lisi ne ha chiesto la messa in liquidazione. Il senatore Roberto Della Seta ne ha denunciato, oltre che la mancanza di una qualche utilità pubblica, tanto più dopo l’istituzione recente dell’Ispra, recante funzioni analoghe, le oscurità operative, la mancanza di trasparenza nelle assunzioni del personale, gli altissimi stipendi degli ambiti dirigenziali. E con tale feedback, che combina le opacità del pubblico e del privato, la società in house ha puntato sull’affare Eolie, con l’irruenza di un potere forte, perché importante era divenuta intanto la posta in gioco.

L’allarme lanciato dal sindaco di Lipari Mariano Bruno, dai colleghi delle isole minori e dal prefetto Alecci, cui è stato conferito intanto l’incarico di commissario delegato per l'emergenza idrica, non poteva rimanere in realtà inascoltato, tanto più dopo l’implosione economica e giudiziaria del Di Vincenzo, che ha influito sensibilmente sulle inefficienze del dissalatore. Non potevano essere altresì sottovalutati i rischi per il decoro dell’arcipelago, dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Ne è sortito quindi, nel 2007, un superfinanziamento a opera del Ministero dell’Ambiente, retto allora da Alfonso Pecoraro Scanio, per circa 38 milioni di euro. Si è trattato tuttavia solo di un buon inizio, perché per il prossimo decennio altri contributi si annunciano da parte dell’Unione Europea e di altre sedi: quanto basta in definitiva perché interessi forti si volgano in direzione delle Eolie. C’è peraltro da attingere a sufficienza dall’amministrazione regionale, che da oltre un decennio riserva alle emergenze della Sicilia un cospicuo capitolo di spese, gestito in prima persona dai commissari straordinari, senza che, significativamente, siano venute meno, per calcolo o no poco importa, le problematiche dell’acqua.

L’ostacolo Di Vincenzo è stato rimosso agevolmente, perché il contratto che vincola il gestore del dissalatore alla Regione è prossimo a scadere, e l’imprenditore nisseno, messo alle corde dai giudici e dalle denunce del sindaco Rosario Crocetta, non è più in grado di sostenere la partita. Con perentorietà, a dispetto delle proteste di diversi consiglieri, che hanno scritto al prefetto Alecci, il comune di Lipari ha provveduto altresì a rimuovere un ulteriore problema, revocando un appalto di cui era stato aggiudicataria nel 2000 la Lotto spa. È stato infine superato l’ostacolo dell'Authority per la vigilanza sui contratti pubblici, che ha decisamente contestato la convenzione siglata fra società e il sindaco liparitano. Il centro-partita, da parte della Sogesid è stato quindi rapidamente conquistato, con la presentazione, approvata, di un progetto per il ciclo integrato dell’acqua, il primo, per 29 milioni di euro, da trarre dai 38 per il momento disponibili. D’altra parte, il direttore generale del Ministero dell’Ambiente Gianfranco Mascazzini, interpellato sull’accordo delle Eolie, non ha esitato a dire che si è trattato di decisioni prese ad altissimi livelli, in sede ministeriale, per interessi forti, quindi irrevocabili.

La connessione della Sogesid con l’arcipelago, e contestualmente con i vertici della Regione e con l’ARRA di Crosta e Puccio, viene comunque perfezionata il 17 febbraio 2009, quando uno dei tre consiglieri d’amministrazione della società, l’avvocato Luigi Pelaggi, componente della segreteria tecnica del Ministero dell’Ambiente, viene nominato, con ordinanza del presidente del Consiglio dei Ministri Berlusconi, commissario delegato per l'emergenza idrica nelle Eolie. Si tratta, come è evidente, di una nomina forzata, sovrapponendosi di fatto, senza alcuna ragione d’interesse pubblico, a quella del prefetto Alecci, che, da rappresentante del governo prima ancora che da commissario, è stato riconosciuto fra i più imparziali nell’affrontare l’emergenza. Un tale passaggio è apparso nondimeno necessario, per ricondurre tutto negli alvei stabiliti, senza intralci.

Esistono in definitiva i presupposti perché la Sogesid, nota appunto per gli stipendi d’oro di cui godono i suoi dirigenti, possa trarre dall’arcipelago profitti smisurati e duraturi, attingendo a risorse pubbliche a tutti i livelli: ma in cambio di quali benefici per gli abitanti di Lipari e delle altre isole? A conti fatti, nessuno. Come emerge dal progetto, il prezzo dell’acqua desalinizzata verrà mantenuto a 4,80 euro al metro cubo, cioè il più caro d’Italia, addirittura con possibilità di aumenti negli anni a venire. È già messo altresì nel conto che l’intervento della società non risolverà in via definitiva il deficit idrico delle Eolie. La prova? Una parte dell’approvvigionamento dell’acqua continuerà ad avvenire per mare, tramite nave cisterna. Come avviene già da quindici anni, dietro richiesta della Regione Siciliana, il 3 dicembre 2008 il Ministero della Difesa ha stipulato infatti con la società Marnavi di Napoli, con procedura negoziata ai sensi dell'art. 57 del decreto legge 163/06, un contratto di fornitura idrica all’isola di Lipari per un importo di 26.000.000 euro, iva inclusa, per soli 2 milioni di metri cubi. In sostanza, gli abitanti dell’arcipelago, sotto l’egida della società in house, dovranno continuare pagare l’acqua al prezzo, del tutto incongruo, di 13 euro al metro cubo.

In realtà, la Sogesid, se reca buone ragioni per mantenere, di fatto, lo stato di cose esistente, tante più ne ha per scendere a patti con la Marnavi, che costituisce in campo armatoriale un potere consolidato, con forti referenti nelle istituzioni. Finisce in effetti con il servirsene, con mutuo guadagno, a titolo giustificativo e non solo, proprio perché restino spendibili e ben remunerativi i deficit di fondo. In tale logica, è significativo comunque il modo in cui la società navale napoletana si pone nel paese e, in particolare, nella vicenda delle Eolie.

Presieduta da Domenico Iervoli, la Marnavi, è specializzata nel trasporto di sostanze chimiche. È proprietaria di ventisette navi operanti sul mercato internazionale, otto delle quali adibite al trasporto di acqua e prodotti alimentari per le comunità delle isole italiane. Come altre società armatoriali, non appare particolarmente devota all’interesse nazionale. Ha fatto costruire infatti diverse navi nella Turchia asiatica, presso di Tuzla, nota perché ospita la maggiore concentrazione navalmeccanica della terra, con quarantacinque cantieri schierati fianco a fianco. Gode nondimeno di alta considerazione presso le sedi governative. E non può trattarsi di normale convenienza. Come riportato, da circa quindici anni la società rifornisce d’acqua le isole Eolie, con convenzioni annuali che, palesemente, prescindono da ogni calcolo di economicità, mentre Regione e Ministero della Difesa avrebbero potuto ricercare soluzioni più idonee, attraverso accordi meglio mirati oppure l’espletamento di regolari gare d’appalto. In merito poi all’opportunità, appaiono tutt’altro che irrisori gli inconvenienti che hanno presentato fino a oggi le operazioni di scarico nelle aree portuali di Lipari, prossime alle abitazioni civili: dalle perdite in mare di acqua potabile agli eccessi di rumore, in tutte le ore del giorno e della notte.

Evidentemente, malgrado i conti non possano tornare, i giochi sono fatti, nel pieno rispetto della tradizione. C’è stato tuttavia un inconveniente, che consente di chiarire meglio le cose e di rendere, soprattutto, misurabile l’affare dell’arcipelago. Si tratta dell’entrata in scena di una impresa tedesca, la Aqua Blue di Bubesheim, operante in vari ambiti: la depurazione, gli impianti idrici, l’energia solare. Klaus Dieter Simon, che conosce bene l’Italia per averla lungamente frequentata, ne è l’amministratore delegato. E in tale veste, nel 2007 ha presentato alle autorità territoriali e regionali una proposta di convenzione, ancora ai sensi dell'art. 57 del decreto legge 163/06, per la definitiva soluzione dell’emergenza idrica delle Eolie. L’impresa, in particolare, si è impegnata a installare, a Lipari e nelle isole minori, alcuni moduli di dissalazione di nuova generazione, quindi non ingombranti come gli attuali né inquinanti, atti a risolvere per intero il fabbisogno idrico, a costo zero per lo stato, la regione e i comuni, richiedendo di contro alla parte pubblica, solo a servizio erogato, il pagamento dell’acqua a un costo oscillate fra 1,05 e 1,21 euro, iva esclusa.

Tra la tariffa che ha proposto l’amministratore dell’impresa tedesca e i quasi 5 euro richiesti dalla Sogesid, che diventano addirittura 13 con l’intervento della Marnavi, corre evidentemente un abisso, che è in fondo quello che separa due precisi modi d’essere e di rapportarsi al bene pubblico. Da un lato c’è Klaus Dieter Simon, che ha deciso di non pagare alcun obolo alla tradizione, di fare impresa quindi nel modo più civile. Dall’altro stanno i potentati regionali, il braccio operativo dell’ARRA, i grandi feudatari delle risorse idriche, che, a ragion veduta, hanno stabilito di mantenere alti i canoni, nel caso appunto delle Eolie fino all’inverosimile, a dispetto dei bisogni delle comunità. Tutto questo, a riprova che nel tempo della privatizzazione, tanto più in Sicilia, la selezione dei convitati al grande affare dell’acqua, che include la partita dell’arcipelago, sta avvenendo al peggio.

Ecco comunque il seguito della storia. Dinanzi alle evidenti opportunità della proposta dell’impresa tedesca, il prefetto Alecci, quale commissario delegato per l'emergenza idrica nelle Eolie, si è dimostrato, una volta ancora, conseguente. Nell’incontro per l’esame tecnico della medesima, che si è tenuta il 28 ottobre 2008, presso il Ministero dell’Ambiente, ha relazionato infatti favorevolmente. Ha dovuto tuttavia fare i conti con l’opposizione, irriducibile e scontata, dell’ingegnere Puccio dell’ARRA, che, con ben poche argomentazioni, in quella sede ha decretato impossibile la desalinizzazione dell’acqua marina ai costi garantiti da Klaus Dieter Simon. I giochi erano fatti, appunto, e la nomina di Pelaggi, già nelle cose, era destinata a chiudere l’argomento.


Fonte: “L'isola possibile”, rivista mensile siciliana allegata a "Il Manifesto"

mercoledì 3 dicembre 2008

IL 13 DICEMBRE


Il 13 dicembre non sarà solo una festa. Ne abbiamo fatte tante, di feste: servono a star bene insieme, a contare le facce conosciute, a mettere in fila un po’ di bei discorsi, a mostrare i muscoli. E a ritrovarsi confusi e svuotati il giorno successivo.
Il 13 dicembre sarà una scelta. Convinta e impegnativa. La scelta di aprire questo processo costituente al paese, di sottrarlo alle prudenze dei gruppi dirigenti, di incarnarlo nelle passioni e nella generosità di chi sente tutta l’urgenza di una nuova sinistra in Italia.
Non staremo qui a dirci ancora una volta quanto “nuova” debba essere questa sinistra: abbiamo impegnato quattro mesi, dall’assemblea di Cianciano in poi, a ragionare sull’eredità che le culture politiche del secolo scorso ci hanno lasciato. Ci siamo detti cento volte che quell’eredità non va congelata né rifiutata ma rielaborata, impastata con una lingua diversa, arricchita con pratiche finalmente democratiche, finalmente inclusive. Abbiamo parlato delle troppe liturgie e dell’urgenza di abbandonarle. Abbiamo compreso che questo progetto non riuscirà a sommare tutta l’attuale sinistra (difficile tenere insieme chi si sente comunista dentro, e chi invece festeggia ogni giorno l’orgoglio comunista…), ma che oggi la virtù politica essenziale, più che l’unità ad ogni costo, è la coerenza: ovvero la capacità di utilizzare lo stesso alfabeto, di condividere la stessa ricerca, di affrontare lo stesso mare.
La sinistra italiana che nascerà il 13 dicembre sarà il racconto di questo tempo e di questo paese. Ma ne sarà anche il rimedio. Una sinistra del fare, più che dell’affermare. Questo ci siamo detti: e ce lo siamo detti a lungo. Adesso dobbiamo cedere ad altri la parola, lasciare che essa venga raccolta da chi questa nuova sinistra la sta già fabbricando nella pratica politica quotidiana, nel lavoro sui territori, dentro le amministrazioni, nei tempi serrati delle cento assemblee che abbiamo già svolto.
Cosa sarà e “quando” sarà questa nuova sinistra italiana? E’ ciò che cominceremo a decidere insieme tra due settimane. Posso solo dirvi cosa non dovrà essere: né un circolo di cultura, né un repertorio di tatticismi o di parole reticenti. Perché questo progetto decolli, perché diventi subito pane quotidiano e sfida elettorale in Italia e in Europa, occorre molta generosità. E poco politicismo. Esattamente l’opposto di ciò che è accaduto ad aprile.

Claudio Fava
Coordinatore Nazionale
Sinistra Democratica

mercoledì 26 novembre 2008

LIBERTA' DI STUDIO, LIBERTA' DI SCELTA.

Nonostante i ripetuti appelli, i comunicati, le manifestazioni degli alunni e dei genitori, l’impegno costante da parte dei consiglieri di opposizione, questa amministrazione, persevera sulla strada dell’introduzione del ticket sui biglietti dell’autobus degli studenti pendolari. Inventandosi la politica economica creativa per risanare le casse comunali, invece di attuare una politica seria e imparziale della lotta all’evasione, hanno voluto curiosare fra le tasche dei cittadini con un modello di domanda illegittimo, adesso continuano con la discriminazione, richiedendo le bollette dell’acqua pagate, altrimenti vai con i ticket! Io mi dissocio da questo modo “inquisitorio” e “discriminante” di fare politica, pur ritenendo la lotta all’evasione necessaria e vitale per questa amministrazione, mi schiero dalla parte degli studenti e delle loro famiglie, difendendo la libertà di studio di ognuno di questi ragazzi, perché ritengo i ticket un mezzo balordo e subdolo per costringere le famiglie a iscrivere i loro ragazzi negli istituti pozzallesi, spingendo i padri e le madri a non tenere conto, in alcuni casi e in questi tempi di crisi economica, delle inclinazioni scolastiche dei figli.
Invito gli studenti, le loro famiglie, i sodalizi e tutti i gruppi politici di opposizione ad unirsi per esprimere forte, insieme, il nostro NO AI TICKET, in nessuna forma e in nessun caso. Invito l’amministrazione a trovare metodi più efficaci e meno discriminanti per attuare una seria lotta all’evasione, credendo possibile una politica di risanamento programmato e che non si limiti a impopolari manovre come questa o a sceneggiate come la pubblicità sugli scuolabus! La scuola è un diritto, non è un teatrino dove politici incapaci possano fare avanspettacolo!

Alessandro Maiolino
Sinistra Democratica
Consigliere Comunale di opposizione

giovedì 13 novembre 2008

COSA STA SUCCEDENDO AL PORTO?


Dal sito del Comune di Pozzallo ho estratto quanto segue:



RISULTANZE DI GARA
GARA DEL 2 OTTOBRE 2008 OGGETTO: Lavori di adeguamento infrastrutturale del porto di Pozzallo e interventi multifunzionali


IMPRESE PARTECIPANTI: N.18

OFFERTE AMMESSE: N.18

NUMERO SORTEGGIATO: N. 11

NUMERO OFFERTE DI MINOR RIBASSO DA ESCLUDERE: N. 1,9

NUMERO OFFERTE DI MAGGIOR RIBASSO DA ESCLUDERE: N. 7,02

NR IMPRESA RIBASSO

1 SILGEO s.r.l. 7,3152

2 AVENI s.r.l. 7,3152

2°ESTR

3 AL.PA. COSTRUZIONI s.r.l 7,3152

4 FIGLIOZZI COSTRUZIONI s.r.l. 7,3151

5 IMPREMAR s.r.l. 7,3152

1^°ESTR6 SO.GE.MAR s.r.l. 7,3152

7 DEANCO s.r.l. 7,3152

8 DE FRANCISCI COSTRUZIONI s.r.l. 7,2153

9 COSIAM s.r.l. 7,3152

10 ELLEZETA Costruzioni S.R.L. 7,3152

11 ECOCOSTRUZIONI s.r.l. 7,3152

12 ATI: PASCAL COSTRUZIONI SRL - Ass. La Placa Angelo 7,3152

13 GRAZIANO COSTRUZIONI s.r.l. 7,3152

14 CAMPIONE INDUSTRIES s.p.a 7,3152

15 GEOSMAR s.r.l. 7,3152

16 RESEARCH s.p.a 6,9420

17 CAMPANIA NOLEGGI srl 7,3152

18 ARCADIA s.r.l. 7,3151

OFFERTE IN ORDINE CRESCENTE

16 1 6,9420

8 2 7,21534

3 7,315118

4 7,31511

5 7,31522

6 7,31523

7 7,31525

8 7,31526

9 7,31527

10 7,31529

11 7,315210

12 7,315211

13 7,315212

14 7,315213

15 7,315214

16 7,315215

17 7,315217

18 7,3152


AGGIUDICATARIO: IMPREMAR S.R.L., - CAMASTRA (AG)

2° IN GRADUATORIA: AVENI S.R.L. – BARCELLONA (ME)



COSA STA SUCCEDENDO? NON E' QUANTOMENO "STRANO" CHE 15 DITTE FACCIANO LO STESSO IDENTICO RIBASSO CON ADDIRITTURA 4 CIFRE DECIMALI IDENTICHE?


Esistono le coincidenze, il fato, il destino a volte, ma siamo sufficientemente "maturi" per intuire che c'è qualcosa che non va (col dovuto beneficio del dubbio!). Molti casi come questo in Italia sono il risultato di un "cartello" di imprese che si mettono d'accordo per aggiudicarsi gli appalti, vista la nuova legge che rende più difficile le truccature di un tempo; non abbiamo prove che anche a Pozzallo si sia consumato un misfatto, ma il dubbio si insinua nelle nostre menti e nelle menti di quanti leggono le risultanze della gara per i lavori del porto pubblicate sul sito del Comune di Pozzallo. Cercheremo di fare chiarezza in questa faccenda per capire se effettivamente esiste la possibilità di un imbroglio, proprio in virtù di aver scelto di condividere le battaglie di Libera e per fugare ogni dubbio sulla legalità dell'operazione.

Invito chi avesse informazioni al riguardo di farsi sentire.


Alessandro Maiolino

Consigliere Comunale di minoranza


lunedì 10 novembre 2008

La Pozzallo abbandonata


Al prossimo Consiglio Comunale di giorno 13 novembre 2008, presenterò un'interrogazione sullo stato di abbandono del quartiere delle case popolari e delle cooperative adiacenti. Qualcuno di voi ricorderà che feci una richiesta simile anche l'anno scorso, il fatto che oggi sia costretto a occuparmi ancora della questione, è il risultato dell'assoluta latitanza dell'Amministrazione Sulsenti al governo di questa città. Le rassicurazioni date in Consiglio un anno fa dall'ass. Avveduto sono rimaste parole al vento, come la maggior parte delle promesse di questa Giunta, che non ha fatto altro che nascondersi dietro un dissesto finanziario mai dichiarato ufficialmente ma utilizzato come scusa principale ogni qual volta i cittadini reclamano i loro diritti per una totale mancanza di servizi e per la discriminazione con la quale vengono gestite le poche risorse disponibili. Il fatto grave, a mio avviso, è il disinteresse da parte dell'amministrazione di determinate aree della città che non sono da utilizzare come cartolina al nostro fantomatico turismo: il Corso, il Lungomare Pietrenere, la Piazza delle Rimembranze, godono di un'attenzione particolare che consente la manutenzione e la cura del verde e una generale discreta pulizia, ma il resto di Pozzallo è sporco, incolto, ABBANDONATO! Nello specifico, il quartiere di Piazzale Italia è una vergogna, le foto che ho scattato denunciano uno stato di abbandono inequivocabile, ma non solo, oltre alla questione igienica (non di poco conto), si mette a rischio anche la sicurezza dei cittadini: chi esce dall'incrocio delle cooperative per immettersi nella provinciale Ispica-Pozzallo, ha la visuale completamente ostruita dai "cespugli" e dai rami di un alberto "di macchia mediterrane" che dovrebbero rappresentare il verde pubblico.

Questa è una situazione inaccettabile che è realtà anche in numerosi altri quartieri, ad esempio lungo il viale Europa, da giorni un ramo è caduto a causa della pioggia e nessuno è ancora intervenuto a toglierlo dal marciapiedi e dalla carreggiata: un semplice esempio di come i nostri amministratori non prestano attenzione neache ai bisogni minimi della città.

Non si chiedono interventi di manutenzione saltuari o che avvengono dopo la sollecitazione di questo o quel consigliere o cittadino, ma una reale programmazione che dia il senso della pulizia e dell'ordine, del bello e del sicuro, come una città dalla spiccata vocazione turistica come Pozzallo dovrebbe avere. Non mi si venga a dire che non ci sono risorse, che mancano gli operai, che il servizio manutenzione del comune è vecchio e stanco (come ha affermato un assessore!), altrimenti saremo costretti a chiamare in causa direttamente gli interessati e capire, davanti all'assessore, se la responsabilità è di chi non esegue o di chi non comanda!


Segue la mia interrogazione.


Al Presidente del Consiglio Comunale di Pozzallo Dott. F. Aprile
Al Sindaco di Pozzallo Dott. G. Sulsenti
All’Assessore all’ecologia Angelo Avveduto



Oggetto: Interrogazione sullo stato di abbandono del Piazzale Italia e del quartiere adiacente



Spett. Presidente
L’anno scorso, a lei e a questo Consiglio Comunale, presentai un’interrogazione con la quale chiedevo i motivi di un’incuria cronica nell’igiene del quartiere delle case popolari di Piazzale Italia e delle cooperative adiacenti. L’assessore Avveduto, rispose in aula, promettendo un tempestivo intervento a soluzione di questo problema. A distanza di un anno, però, le cose non sono per niente migliorate, anzi, mi sento di poter dire che la situazione è peggiore che negli anni passati: lo stato delle aiuole e totalmente fatiscente, nei risicati spazi verdi la sporcizia (carte, bottiglie, pacchi di sigarette, borse di rifiuti, ecc.) continua ad essere la prima fonte di abbellimento. Come mai non sembra essere possibile garantire un servizio di pulizia quotidiana “serio” che renda questa zona della città, già martoriata dall’incuria delle precedenti amministrazioni, un quartiere normale, almeno sotto il profilo dell’igiene?
Inoltre, sembra evidente che non è previsto dalla gestione di questa amministrazione nessun intervento manutentivo e migliorativo del verde pubblico, poiché erbacce e cespugli continuano a crescere liberi, (forse esempio di macchia mediterranea da preservare?) impedendo altresì la visuale all’uscita dell’incrocio con la strada che porta a Ispica, diventando in questo modo probabile causa di incidenti.
Nella speranza che la mia interrogazione venga da questa Giunta e dal Consiglio tutto attenzionata con il rispetto che meritano i cittadini che vivono nei quartieri citati chiedo a questa amministrazione che mi siano date risposte concrete e tempi di fattibilità per le soluzioni che verranno adottate per risolvere definitivamente il problema. A tal proposito suggerisco di istituire un ciclo di manutenzione periodico (cadenza mensile) per la sistemazione del verde pubblico e l’impiego di maggiore personale (che a dire il vero mi sembra poco impegnato e motivato anche nel resto della città) per garantire un’accurata e quotidiana pulizia dei luoghi citati.
Distinti saluti.



Pozzallo, 11 settembre 2008
Alessandro Maiolino
Consigliere Comunale

Lo sfascio della gestione Sulsenti


COMUNICATO STAMPA DEL 4 NOVEMBRE 2008


Il Comune di Pozzallo è isolato dal resto del mondo: la Telecom Italia ha provveduto al distacco della linea telefonica in tutti gli uffici comunali e succursali. Il fatto gravissimo, che era stato preannunciato dal gestore della telefonia a mezzo telegramma, sottolinea lo stato inqualificabile delle casse comunali e della gestione delle stesse da parte dell'amministrazione Sulsenti, che predilige le fiere dei morti (senza autorizzazione) in piazza delle Rimembranze e altre manifestazioni ludiche e contributi a questa o quella associazione, anzichè intraprendere una politica di risanamento reale ed efficace. E' assolutamente inaccettabile che le scuole pubbliche rimangano senza telefono, isolate e soggette a gravissimi rischi per la salute dei nostri bambini: proprio stamane un'insegnante della scuola A. Amore, mi ha messo a conoscenza del fatto che nel caso in cui uno studente avesse bisogno di assistenza medica esterna, il corpo docenti o gli amministratori scolastici, se sprovvisti del loro cellulare, non potrebbero richiedere l'intervento di nessuno o avvertire i genitori (caso verificatosi la settimana scorsa). Ritengo che questa sia una situazione intollerabile e a porre rimedio a questa emergenza non basta una semplice rassicurazione fatta dal Direttore Generale comunale a mezzo fax alla Telecom, con la quale promettono un fantomatico pagamento che dovrebbe scaturire dai trasferimenti regionali della seconda decade di Novembre! Come ho avuto modo di dichiarare in più circostanze, questa amministrazione è incapace di governare e non ha i mezzi per far fronte alle esigenze dei cittadini, non è più il momento di cercare scuse: Sulsenti è sindaco da un anno e mezzo e il suo continuo richiamo alle magagne della passata amministrazione ormai ha tutto il sapore di un alibi per l'inadeguatezza al ruolo di amministratori di questa città. I continui scioperi degli operatori ecologi, presi in giro dalle promesse poi puntualmente disattese, lo stato di abbandono del verde pubblico, la mancanza assoluta di una progettualità di opere pubbliche, gli atti di quotidiano vandalismo subiti da molti cittadini, il caos totale creato dall'assessore alla viabilità, con scelte scellerate e contro il volere dei cittadini, sono la dimostrazione di come questa amministrazione stia facendo male il suo lavoro, tradendo la fiducia di chi l'ha votata, incantati da false promesse dei "Si può"! Inoltre, abbiamo assistito ad atti della Giunta Sulsenti che preoccupano anche sotto il profilo del buon senso: incarichi per 60.000,00 euro ad un esponente dello MPA di Vittoria come Comandante dei Vigili Urbani per risolvere gli annosi problemi di un comando che ha difficoltà a svolgere il proprio lavoro per la scarsità di risorse; una crociata contro gli studenti pendolari per far pagare alla fine solo tre famiglie cogliendo però l'occasione per scrutare nelle tasche di tutti i richiedenti il servizio attraverso un modello di domanda illegittimo, nel quale si richiedevano informazioni coperte dalla legge sulla privacy; incarichi dirigenziali concessi a figure non previste dalla legge o per i quali sono necessari requisiti non riscontrati nei soggetti incaricati; la prevaricazione del taglio della linea internet solo su alcuni dipendenti "non allineati"; la continua mancanza del numero legale in Consiglio Comunale con la responsabilità diretta dei consiglieri di maggioranza; le mozioni presentate dal sottoscritto e approvate all'unanimità di cui non vi è traccia alcuna nelle realizzazioni di questa amministrazione (pacchetto ecologico, incentivi alle famiglie disagiate, pulizia e manutenzione delle aree a rischio, pensiline alle fermate degli autobus, centro di aggregazione giovanile, ecc.), un continuo prendere in giro i cittadini, con il classico modo di fare politica della peggio Democrazia Cristiana degli anni d'oro, con un clientelismo capillare che gratifica gli amici e colpisce inesorabilmente chi sta dall'altra parte. Il sindaco di tutti, il sindaco dei "Si può" acclamato in campagna elettorale alla fine è risultato un flop: se la maestra ha il cellulare si chiama il medico altrimenti i bambini ne piangono le conseguenze. Ora basta! La città deve sapere e deve chiedere a voce alta i servizi per i quali questa amministrazione in appena un anno e mezzo ha raddoppiato i costi! La politica si fa con sentimento e non con rancore, mi è stato detto l'altra sera in Consiglio Comunale, io rispondo che la politica si fa con passione e capacità, chi non ha questi requisiti si ritiri e lasci la Città a chi è capace di governarla con giustizia ed equità, anche in tempi bui come questi.

martedì 6 maggio 2008

Angola, l'esperienza che non ti aspetti.


Se dovessi trovare una sola parola per descrivere la mia prima impressione quando sono arrivato a Luanda, forse potrei usare "incredibile", ma richierei di essere scontato. Già dall'aereo ti accorgi che non è una vista usuale, perchè la sensazione che la laggiù la vita abbia un altro sapore è ben chiara anche dall'alto. Quelle anime che si inseguono a migliaia, confuse tra le case, le baracche, il traffico caoticamente regolare e la terra rossa che incornicia tutto, sembrano essere innumerabili.

Luanda ha la strana caratteristica di essere metropoli e villaggio allo stesso tempo, perchè in se si mischiano essenze diametralmente opposte. Eppure non ti meraviglia vedere grattacieli accanto alle casupole, strade polverose con ai lati negozi di cellulari. In mezzo, tra le auto e i pulmini bianco celesti, venditori di "tutto" rischiano la vita per sussurrare tra i finestrini aperti dei passanti le loro offerte del giorno. Sui marciapiedi spuntano le donne "portatrici", figure caratteristiche di quasi tutti i paesi africani: sulla testa, adagiate su delle stoffe che fanno da base, portano delle ceste piene di generi alimentari, pane, cereali, arachidi, tuberi strani che somigliano a patate allungate. Vederle scorrere tra le strade è "pittoresco", ma da il senso di come stanno le cose da queste parti.

Non fa piacere accorgersi che le condizioni igieniche sono sconvolgenti, ad esempio, molte strade sono senza asfalto e in mezzo scorrono rivoli di acqua "fognante", tra contorni di immondizia e bancarelle. L'acqua non è potabile e gli odori che circondano le case non sono sempre "delicati", ma d'altra parte non credo sia una delle priorità di questa gente la pulizia dei quartieri.

Se ci si sforza di guardare oltre, però, agli occhi appare una civiltà che sta tentando di venir fuori, che si sforza di essere occidentale, con tutto quello che di positivo e negativo comporta questo sforzo. Ad esempio, la sera di S. Valentino, tra le strade martoriate, con le poche luci pubbliche ad illuminare, decine di coppiette passeggiavano mano nella mano e sulle bancarelle ai lati della strada, venditori improvvisati, offrivano gadgets a forma di cuore agli innamorati. Su altri banchetti, delle donne con vistosi copricapi, preparavano su piani di cottura di fortuna, pietanze "indigene", miste fra il fritto di pesce e l'arrosto di carne. Il profumo era davvero molto buono ma non ho idea del sapore.

Insomma, come in ogni altro angolo del mondo, si confondono le vite e i loro umori, ma un fascino strano, ancestrale e profondo, viene emanato da questa terra, che sa eprimere una bellezza mozzafiato quando si scende verso Sud, verso la Namibia, dove coste con scogliere a picco sul mare, espongono di tanto in tanto dei fari bianchi in stile portoghese, a guardia dei naviganti dell'oceano Atlantico.

La mia è un'esperienza forte e meravigliosa che spero continui ancora per un po', giusto il tempo di imparare ancora meglio che le cose, a volte, sono meravigliose anche se semplicemente diverse.